Dal Danzón al Mambo e Cha cha cha
Il debutto del Danzón avviene il 1 gennaio del 1879 nel Liceo de Matanzas; questo nuovo genere musicale è interpretato da un’orchestra di strumenti a fiato diretta dal cornettista Miguel Failde. L’impatto che produce tra i ballerini è straordinario; tutti elogiano il mulatto matanzero per la sua creazione e lo obbligano a ripetere il brano.
Le origini del Danzón sono da ricercare nella Contradanza di origine europea arriva a Cuba da vie differenti: dall’Inghilterra, con le navi inglesi che sbarcano a la Havana nel 1762 e dalla Francia la cui egemonia è evidente nei centri urbani orientali dell’isola, nell’assimilazione delle mode, anche se leggermente arretrate, provenienti dalle capitali europee. L’influenza francese culmina in seguito all’indipendenza haitiana che provoca lo spostamento migratorio dei francesi da Haiti a Cuba ( neri e coloni bianchi) alla fine del XVIII sec. e agli inizi del XIX sec..
A partire dal 1800 lungo tutto il secolo, la potenza delle classi agiate emerge grazie allo sviluppo che acquistò a Cuba l’economia zuccheriera. Questo dà all’isola il ruolo di centro radiante culturale c e musicale nelle isole antillane, il benessere della borghesia desiderosa di confrontarsi con l’Europa introduce las piezas de quadros e altri balli provenienti dalla moda europea. Lungo il XIX sec. vengono inserite altre forme espressive europee nella musica cubana, come le romanze francesi, le arie operistiche e la canzone napoletana.
L’apogeo della Contradanza lo riscontriamo nel secolo passato: all’inizio dell’Ottocento, quando i ballerini l’hanno fatto divenire creola, grazie all’apporto, alla fine del sec. XVIII, di due musicisti mulatti Tomás Alarcón, direttore di orchestra ed il maestro Menéndez che realizzano pezzi di contradanza criolla.
Questo genere in seguito, per un processo di semplificazione, divenne semplicemente Danza, conservando la sua forma tradizionale di otto tempi musicali, che si ripetevano per un totale di trentadue tempi.
La Danza acquista lentamente importanza nella vita urbana; viene celebrata di casa in casa, nelle sedi di ritrovo delle comunità più umili della popolazione, in cui si affermavano aspetti creoli, mentre nelle case e posti di ritrovo della classe medio e alto borghese, manteneva un certo aspetto formale. Nel frattempo si introducevano altri balli provenienti dalla colonia, dei quali si apprezzarono certi stili, frutto dell’interpretazione creola (come i balli del chinchín, el congó, el cariaco, el tumbade, el toro, el dengue, la guambina, la caringa, el Juan Grande, la celebra ed altri.) In generale la contraddanza e danza si balla con quattro figure fondamentali: paseo, cadena, sostenido e cedano. Le prime due avevano un carattere tranquillo, mentre le seconde erano vivaci e piccanti.
Dalle piezas de quadros derivavano parecchie forme folcloristiche cubane, in particolare il Danzón, figlio diretto della Danza. In sintesi, potremmo dire, ciò che emerge è un processo di continua evoluzione dalla contradanza al danzón. Durante questo cammino convergono in esso una serie di fattori di folclore musicale cubano mentre altri si perdono o si associano ad altre forme musicali.
Trai fattori salienti che convergono nel Danzón, già presenti nella Contradanza, e nella Danza, è il ritmo del Tango, il medesimo della Havanera. Quest’ultima forma si diffuse fuori di Cuba verso la metà del XIX sec. con il nome di Danza Habanera. La Controdanza europea entra a far parte della cultura afrocubana e questa a sua volta si diffonde come Habanera assieme al Ritmo Tango di riflesso in Europa ed in modo particolare in Spagna, grazie all’interscambio commerciale con le colonie, fino ad arrivare al Sudamerica ed in Argentina particolarmente, incontrando il Candombe africano dando origine al Tango Argentino.

Dopo aver concretizzato forma e stile, diventando genere musicale, el Danzón ha conosciuto innovazioni sostanziali come quelle apportate da José Urfé nel 1910, il quale introdusse elementi del Son Orientale (o son montuno) o come quelle apportate da Aniceto Diaz nel 1929 con il suo Danzonete.
Poco a poco, si viene delineando le caratteristiche tipiche della tradizione cubana di oggi, cioè la combinazione e l’impiego ritmico breve e diversi modi di successione.
Ma l’evento decisivo avviene con il debutto del danzón “Mambo” del compositore Antonio Arcaño y sus Meravillas, da classificare come detonatore dal quale esplose, proiettata in varie direzioni, niente meno che la moderna musica popolare cubana. Con questa linea musicale entrano a far parte della sonorità cubana fattori ritmici, melodici ed armonici che determinano un nuovo stile di danzón chiamato “Ritmo Nuevo”, basato fondamentalmente sullo stile sincopato del finale del montuno.
Chi però da una struttura reale al nuovo genere è Damaso Perez Prado, rendendo indipendente il montuno finale dai brani di “Ritmo Nuevo” e conformando un nuovo universo sonoro.
Perez Prado descrive così la sua caratteristica: -“È sincopato, i sassofoni sostengono il sincopato in tutti i motivi, le trombe sostengono la melodia ed il contrabbasso, con l’accompagnamento di tumbadoras e bongos, Da questa musica e ritmo nasce il Mambo”-
Il Mambo come genere musicale ha una sua collocazione precisa nel tempo e nello spazio: è un fenomeno musicale proprio degli anni Cinquanta, che si estese fino ai primi degli anni Sessanta. La sua mescolanza di elementi sonori ed orchestrali d’influenza Nordamericana, con le percussioni ed il ritmo base di radice afrocubana, costituisce uno dei capitoli più importanti nella storia della musica popolare contemporanea. È evidente in questa musica l’influenza del jazz, in modo particolare lo swing; il ritmo è in 4/4 con una sovrapposizione dei piani sonori. La coreografia di ballo del mambo è molto complicata e si può effettuare da soli o in coppia; la sua rapidità di movimento e la sincronizzazione rendono difficile la sua pratica collettiva facendo diventare così un ballo di pista-teatrale.
Al principio degli anni quaranta figuravano diverse formazioni che eseguivano il danzón mambeado e tra queste vi era quella di Enrique Jorrín; egli crea una serie di danzón dove si canta all’unisono un coro che ripete: -“Chachacha, chachacha, es un baile sin igual…” Lo stesso Jorrín spiega come costruì la struttura musicale del Chachacha:
-“… composi alcuni danzón in cui i musicisti dell’orchestra canatavano del piccoli cori, il pubblico li apprezzò molto e così in questo modo i musicisti cominciarono a cantare brani che composi in seguito…Nel 1948 cambiai lo stile della canzone messicana “Nunca”, tenendo la prima parte originale e la seconda con un sentido ritmico differente della melodia; piacque così tanto al pubblico che decisi di rendere indipendente il finale montuno del danzón. Nacquero pezzi come “La Engañadora”, che ha una introduzione, una parte A ripetuta, una parte B e una parte A ancora finendo con una coda in forma di rumba…quasi subito osservai i passi dei ballerini nel danzón-mambo. Nottai la difficoltà della maggioranza con i ritmi sincopati…i ballerini in controtempo ela melodia sincopata fanno sì che sia estremamente difficile collocare i passi rispetto alla musica…quindi feci delle melodie che si potevano ballare senza la necessità dell’accompagnamento… in stile vocale monodico, con accentuazioni di chotis madrileño e motivi ritmici emanati dal danzón in stile mambo, ma con una concezione formale nuova e affascinante che verrà chiamata in seguito Chachacha.”(4)

4 Helio Orovio: El Danzón, el mambo y el chachacha – Editoril Oriental, Santiago de Cuba, 1994 – Traduzione Maria Rita Gandra
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