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1.
TERMINOLOGIA E STORIA
Analisi del termine Coreografia
Il termine Coreografia deriva dal greco choréía
<danza> - gráphein < scrivere> e appare
nel sec XVI per indicare appunto la scrittura o notazione della
danza cioè un sistema di simboli grafici che rappresenta
i movimenti dei ballerini ed i loro spostamenti nello spazio.
Sul finire del Settecento il termine cominciò ad essere
usato con il significato attuale di invenzione dellinsieme
di passi, movimenti e figurazioni che compongono un balletto.
La Coreografia è lessenza stessa di un balletto,
ne costituisce la struttura ed il disegno. Per questo motivo
verrà applicata non solo alle formazioni di balletto
artistico ma anche a quelle dei balli di gruppo che hanno caratterizzato
la tendenza sviluppata a partire dal 1950 nelle società
occidentali ed in modo particolare in Italia.
Il Coreografo, cioè linventore della coreografia,
è lautore di un balletto o formazione coreografica,
così come un compositore è autore della sua musica
o un autore drammatico della sua tragedia. Tuttavia sul piano
filologico la coreografia non è propriamente il balletto
o formazione coreografica.
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| Il balletto e
la formazione coreografica (cioè la danza come tale)
si uniscono alla scenografia, composta dai costumi, le luci,
le soluzioni teatrali o dambientazione, mentre la regia
coordina il tutto. Sul piano estetico è praticamente
impossibile e forse sbagliato distinguere in maniera precisa
tale idea globale di balletto o formazione coreografica dalla
coreografia ad essi legata.
Fin dagli inizi della storia del balletto, il coreografo, chiamato
anche inventore di balli, è anche operativamente
il registra cioè lideatore dello spettacolo in
tutti i suoi aspetti. Inoltre, oggi come ieri, è il coreografo
a dare indicazioni allo scenografo e perfino al compositore
quando si tratta di musica originale composta per un determinato
balletto. Limportanza della figura del coreografo non
è mai stata messa in discussione.
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| 2.
LA SCRITTURA COREOGRAFICA
Analisi del sistema di simboli grafici e semantici
che rappresentano i movimenti deiballerini in rapporto ai loro
spostamenti spaziali
Molti coreografi tra cui K.McMillan, J.Robbins e M.Béjart,
tendono a creare una coreografia o singole parti di una coreografia
in base alle peculiari qualità espressive di determinati
ballerini. Ci sono invece coreografi che procedono per appunti
grafici: idee fermate sulla carta, magari in maniera essenziale,
per essere in seguito verificate in studio (per es. Cunningham).
Altri come G.Balanchine lavorano prevalentemente sulle partiture
musicali, usando i danzatori come strumenti e dando alle loro
opere un perfetto senso orchestrale, come per Agon su musica
di Stravinskiy: questo però rende il balletto inadatto
allinserimento di personalità fortemente individualistiche.
Uno dei principali problemi della coreografia è quello
della notazione cioè della registrazione dei movimenti
dei ballerini o danzatori, dei loro spostamenti spaziali, dei
ritmi, ecc..
Fra i primi tentativi organici di notazione coreografica va
ricordato quello adottato da Th.Arbeau nel suo trattato Orchésographie
scritto nel 1588. Assai più completo il metodo di M.
Feuillet in Coreografia o arte della danza del 1700, che fu
ripreso e perfezionato da altri studiosi.
In tempi più recenti hanno avuto importanza i metodi
di V.Stepanov con lAlfabeto dei movimenti del corpo umano
del 1892 oltre a quello di R.von Laban , Labanotation.
Oggi la notazione coreografica scritta è ampiamente superata
dalle riprese cinematografiche e video. Queste presentano tuttavia
il problema di dover filmare, allo stesso tempo, i particolari
e linsieme; inoltre vi sono angolazioni di ripresa che
possono rivelarsi ingannevoli ed esiste sempre il problema dellappiattimento
dato dalle due dimensioni.
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3.
LA COSTRUZIONE COREOGRAFICA
Metodologia della costruzione di una coreografia tipo
e delle sue derivate disciplinari
La centralità del corpo umano è uno dei presupposti
teorici per la formulazione di una definizione concettuale e
simbolica della danza. La nuova danza del XX sec. può
darci un corpus filosofico compiuto grazie al fatto che interpreta
una questione radicale di tutta la cultura occidentale: come
riconoscere lEssere alluomo di fronte alla finitezza
del suo corpo.
Riportare lessere alluomo significa anche ritrovare
nelluomo il carattere divino che lo distingue, la sacralità
dellEssere, recuperando antichi miti ancestrali di origine
orientale. Non cè da meravigliarsi dunque se una
delle più antiche arti è quella del movimento:
la danza. Con caratteristiche diverse essa fiorisce dappertutto.
Le sue origini si perdono nella preistoria più remota:
molto prima che la danza evolvesse negli stili di unarte
complessa, luomo trae diletto a flettersi e scuotersi,
a girare su se stesso, a divertirsi con passi artefatti, a pestare
i piedi aritmicamente, proprio come fanno i bambini anche oggi. |
Consapevole del
moto di potenti forze della natura, il primitivo esibisce a
sua volta movimenti nella speranza che tale imitazione quieti
quelle forze terribili o anche nella pretesa di dar prova di
unanaloga abilità dinamica, capace di un sopravvento
su di esse.
I cacciatori danzano prima di mettersi sulle tracce di una possibile
preda, i guerrieri danzano prima di affrontare il combattimento,
lintera tribù danza per esorcizzare gli spiriti
maligni e propiziarsi agli dei. Cerano danze per stimolare
la pioggia, per festeggiare il raccolto (della fertilità),
danze in onore delle nascite, dellavvento della pubertà
(iniziazione), per i matrimoni, per ossequiare la morte ed il
suo trapasso.
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| Tutte
le grandi civiltà hanno creato danze proprie con lelemento
fondamentale della danza: il movimento del corpo nello spazio.
Ma poiché il corpo ha una vastissima gamma di movimenti,
questi possono essere espressi ed interpretati con delle profonde
differenze da cultura a cultura. Per facilitare la nostra comprensione
potremmo suddividere le diverse forme di danza nel
mondo in tre grandi gruppi, in base alle civiltà:
1. Danza Occidentale
2. Danza Orientale
3. Danza Africana e Primitiva
Ognuna di queste forme viene connotata da una struttura base
di postura, portamento, coordinazione e da dinamiche del movimento
corporale in relazione a sé stesso, alla
rappresentazione visuale coreografica intesa come
immagine vista in senso pittorico bidimensionale e alla rappresentazione
spaziale coreografica tridimensionale.[1]
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| 4.
LINVENZIONE COREOGRAFICA NELLA DANZA
Morfologia della struttura coreografica intesa come invenzione
di un insieme di passi, movimenti e figure che compongono un
balletto.
Larghissima parte delluniverso è in movimento.
Nello spazio esterno i pianeti girano attorno al sole. Anche
il nostro pianeta, la Terra, segue lorbita e gira contemporaneamente
sul proprio asse, secondo un sistema di simmetria ripetuta dallatomo
dove elettroni in rivoluzione ruotano contemporaneamente intorno
a un nucleo di protoni e neutroni.
Per forza distinto, i corpi umani si mettono in sincronia
con il moto perenne del cosmo, movendosi a loro volta senza
una meccanica razionale:
a. Indietreggiamo per paura
b. Alziamo le mani in atteggiamento di sorpresa
c. Abbracciamo con gesto primitivo e logicamente non spiegabile
qualcuno che ci è caro
d. Esprimiamo gioia ed euforia
Tutto ruota attorno a noi: assistiamo al ricorrente passare
delle stagioni, allinesorabile parabola della vita, dalla
nascita alla maturità, alla vecchiaia e alla morte. La
vita stessa è movimento.
La filosofia nietzscheana ci consente di mettere in luce i parametri
culturali che silenziosi scorrono dietro la nascita della danza.
La necessità di tale filosofia è quella di rompere
con una cultura focalizzata su qualcosa fuori dal
corpo esprimendosi con estrema determinazione. La nuova umanità
riconosce al proprio corpo il senso universale della vita.
Allalba di questa svolta epocale si situa un cambiamento
culturale che considera luomo a partire da quello che
egli è innanzitutto, vale a dire corpo. In tal senso
tanto Nietzsche quanto la Nuova Danza sono interessati allincontro
dellEssere e delluomo in seno al principio vitale
del corpo.
Molti coreografi evocano la presenza del Dio nel corpo di colui
che balla; il filosofo tedesco afferma invece di credere solamente
in un dio che sappia danzare, secondo il principio cosmico della
tradizione induista che va sotto il nome di Shiva: dea della
danza che con il suo continuo incalzare simboleggia la creazione
e la distruzione di ogni cosa ponendosi allincrocio di
vita e morte per riassumerli in un unicum cioè in un
solo principio portante, quello di essere = movimento.[2]
Nel dialogo socratico Lanima e la danza (1921), sulla
falsariga del Simposio di Platone, Paul Valéry fa interagire
tre personaggi: Socrate, Fedro ed Erissimaco, i quali sinterrogano
e discutono sullessenza della danza. Davanti al volteggiare
di un coro alato di danzatricispicca Athikte,
la danzatrice sorprendente e suprema che Socrate ammira
convincendosi del fatto che quel piccolo essere dà
da pensare. Con questa affermazione Valéry individua
una rilevanza filosofica che più tardi rinforza in una
conferenza che pronuncerà in occasione della presentazione
dello spettacolo di danza spagnola della danzatrice LArgentina,
nella quale il filosofo poeta torna ad interrogarsi sulla danza.
In questo splendido dialogo Valéry individua il proprio
della danza in un esperire[3] del corpo, segreto ed ineffabile,
nel quale si combinano insieme gli opposti. Questa prospettiva
serve per cogliere altre costellazioni di senso che fino ad
ora non hanno trovato considerazione, come ad esempio la polarità
tra razionalità e sfondo mistico (inteso come illuminazione,
passione, intuizione, affetto) del quale raramente si tiene
conto e che è riscontrabile nellAnima e la Danza.
In questo testo di radicale importanza per lacutezza e
la profondità con le quali Valéry affronta la
questione del che cosè la danza, egli
innanzitutto prende consapevolezza del fatto che la ragione
è inadeguata a cogliere lessenza della danza. Con
questa affermazione il filosofo-poeta dichiara lo statuto di
secondarietà della ragione rispetto ad un primum che
è dato dallesperienza delle danzatrici. In altri
termini il primum è quel senso divino dellessere
che è tale proprio perché trova senso in se stesso,
perché trova senso dal semplice fatto che è
cioè che è. La danzatrice tutta danza diventa
e tutta quanto il moto totale si consacra[4] |
| Nel
danzare, proprio perché loggetto danza
è incluso nel soggetto danzatrice
scompare la differenza tra luno e laltro. |
| Il
corpo della danzatrice non è un mezzo che trasmette un
messaggio, ma è un soggetto che incarna nella danza stessa
qualcosa della verità dellessere e dell esserci.
Valèry, alla fine del dialogo, giunge a catturare
lessenza originaria della danza, riallacciandosi a quellantica
ed importante tradizione che attribuiva alla danza il senso
del divino, del sacro, del segreto. Il filosofo-poeta
afferma che la danza è estasi, intesa non in senso
proprio di esperienza mistica, ma come luogo vuoto
nel quale affiorano le più vere ed autentiche possibilità
e potenzialità del corpo e quindi nella sua capacità
di metamorfosi espressiva.
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| 5.
LA CONVENZIONE COREOGRAFICA NEL BALLO
Insieme di segni semantici che codificano una danza destinata
ad essere decodificata da convenzioni sociali in coreografie
individuali, in coppia ed in gruppo.
Tutte le grandi civiltà hanno creato danze proprie,
anche se in un certo senso tra loro affini dato che usavano
il corpo in movimento. Ma poiché il corpo ha una vastissima
gamma di movimenti, i tipi di danza presentano enormi differenze
da cultura a cultura. Quelle asiatiche sono più complesse
in parte perché la danza orientale, come larte
orientale in genere, è strettamente legata alla religione
ed ha, perciò, un carattere contemplativo. Ciò
è evidente in modo particolare in certi aspetti della
danza indiana ed è una conseguenza del fatto che gli
indù credono nella creazione del mondo da parte
di un dio ballerino: Shiva. Le danze che
si sono sviluppate in India si avvalgono di gesti complicati
realizzati non solo con le braccia ma anche con le altri parti
del corpo, spesso trascurate in Occidente, come le caviglie,
il collo, il naso, i polsi e gli occhi. Attraverso i secoli
alcune nazioni asiatiche hanno associato la danza ad altre arti
al fine di ottenere un genere di spettacolo composto. Due delle
più importanti espressioni del teatro giapponese
tradizionale, No e Kabuki, abbinano la danza alla recitazione
ed al canto. Il teatro cinese indigeno non fa una netta distinzione
fra la danza, il dramma, lopera, i giochi di prestigio
e le acrobazie.
Gli antichi greci vedevano nellordine formale della
danza un esempio di perfetta armonia tra mente e corpo
ed in questo senso la danza era ricorrente nelle feste religiose,
nei matrimoni ed ai funerali. La danza era composta e solenne
nella tragedia, dinamica e talvolta erotica nella commedia. |
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